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Contingente - Appunti sul piano temporale relativo

CONTINGENTE

METAFISICA

Etica, elucubrazioni difformi

Bene e male

Il dualismo teorico intrinseco alla natura del pensiero umano si riflette sul comportamento o quantomeno sui principi che lo determinano. Invero, nella maggior parte dei casi, un individuo si pone la questione se è bene o male ciò che desidera realizzare o anche che si realizzi. Ma seppure la questione possa non essere posta ad un livello cosciente, qualsiasi forma di vita agisce nei fatti in base a ciò che il “bene” o il “male” contraddistinguono, anche se riducendo i due antagonisti etici ad una semplice intuizione istintiva di beneficio e svantaggio. Le rappresentazioni ideali delle due figure sono in antitesi e conducono le direttive culturali che necessitano della pianificazione di pene e misure coercitive e repressive per poter essere osservate, in quanto, privi di una deliberata guida comportamentale, le umane genti agirebbero in totale immoralità. Pertanto una osservazione scaturisce nella mente critica: l’uomo è condizionato da fattori esterni alla valutazione etica, dettati dall'ambiente socio-culturale o ciò avviene spontaneamente come innata peculiarità naturale, come esigenza dell'intimo individuale? Senza alcun dubbio se in un contesto aggregativo sorge la necessità di un codice disciplinare, essa è compresa dal singolo che la estende a livello collettivo, ma l'interpretazione dell'onere normativo è accolto come una repressione da taluni soggetti ed inoltre la stesura di quanto giusto potrebbe essere riposta in tali altri che non hanno idee molto chiare.

Il bene e il male costituiscono l'essenza dell'esistenza e delimitarli a raffigurazioni di elementi distinti e contrapposti risulta improbabile e inverosimile, essi sono complementari ed il trionfo di una della parti negherebbe la vita così come essa è interpretata nel nostro piano di realtà.

Etica sociomodale

La moralità sociale comune è quanto esercita la maggiore pressione sulla decisione dell’agire individuale. Per quanto si possa ritenere superata la limitazione che pone il timore del giudizio altrui per la propria reputazione, permane come dato pragmatico, che un'azione non riconosciuta comunemente come retta crea misure restrittive nei confronti di chi l'ha eseguita, non soltanto di tipo giuridico ma anche da un punto di vista sociale in atto comportamentale.
Il contesto sociale è alterato dai costumi che sono a loro volta mutevoli in relazione ai periodi storici. L'umanità sembra incapace di stabilizzarsi con un codice morale coerente , alternando costumi estremi in contraddizione tra essi. In verità in prevalenza il senso morale si limita a forme superficiali talvolta nemmeno degne di essere considerate nell'ambito stesso dell'etica e riguardano aspetti meramente esteriori. Una buona condotta di vita può essere ritenuta tale semplicemente se vengono soddisfatti i requisiti di un buon comportamento sociale che, sebbene possa essere corretto da un punto di vista più profondo, viene invece limitato ad aspetti di forma futile e insignificante. Il giudizio del prossimo, rappresentato da una società instabile e in realtà corrotta nel profondo, quando non frivola e miope, guida la morale dell'uomo medio, distogliendolo quindi da una obiettiva valutazione etica perpetrata da individuo singolo in forma cosciente e responsabile.

Nell'odierno, infatti, i costumi più permissivi, l'apprezzamento comune per l’ostentato libertinaggio e il menefreghismo per il giudizio del prossimo (paradosso della moda etica), nonché l'indifferenza per i diritti altrui, svincola da molte inibizioni e al contrario si tende allo scandalo che, ormai divenuto un pregio, è sempre più difficile da ottenere. Quanto un tempo non sarebbe mai stato lontanamente pensabile attuare, in un contesto praticamente opposto, diviene un obiettivo da raggiungere che, per quanto possa anche apparentemente essere additato con echi di disapprovazione, in realtà suscita l'ammirazione diffusa per la forma eroica manifestata. L'anticonformismo assume funzione di chiave necessaria per introdursi nell'ambiente conforme. Una questione di moda irrinunciabile, insomma.

Il proprio agire viene dunque sottoposto al giudizio del prossimo e questo interviene sulla condotta in base al costume cui si aderisce. Il passo successivo è la posizione riguardo la legislatura, che comporta invece il rischio di subire penalità. E fin dove un atto è approvato socialmente ma discrepante legislativamente prevale la linea della possibilità di uscirne indenni, pertanto si riconosce contestualmente che se la si può fare franca, è lecito. Ma ancora più grave è che se una norma legislativa non è “giusta”, non ci si oppone apertamente, non si combatte per la sua abrogazione o revisione ma la si aggira e inoltre si lascia che colpisca altri. Quando poi un comportamento adottato risulta inammissibile dal contesto morale comune, si ricorre ad una maschera di copertura e le magagne svolte vengono occultate sia all'osservazione sociale sia al giudizio normativo.
La condotta etica comune si rivela quindi null'altro che un aspetto estetico.

La perplessità etica

Oltrepassando l'aspetto più superficiale dell'etica (che non è ad ogni modo da tralasciare), ci si pone dinanzi ad una dicotomia interiore la cui linea di confine è ben altro che definita e che non può facilmente essere tracciata con superficiale approssimazione. E' sottinteso che tale argomentazione è comprensibile per l'individuo primo che si discosta da coloro che persistono nella propria esistenza allo stato brado e per i quali tutto il discorso si conclude in quanto scritto prima.

L'etica è dubbio. Poiché il senso della vita, la sua origine e la sua destinazione sono imperscrutabili, estrapolare da essi una autentica norma etica unica che costituisca un parametro obiettivo e inconfutabile che coinvolga l'insieme per processo di coerenza, risulta inattuabile. La scelta dell'agire è determinata da un proposito che però è incosciente degli eventi che realmente andrà a provocare, quindi un'eventuale valutazione su essa potrà basarsi unicamente sulla intenzionalità e non sugli effetti.

La morale all'interno di una società è necessaria in quanto essa stabilisce le regole che tutti dovranno mantenere affinché il processo di aggregazione persegua il fine comune, nel senso che in una barca tutti i rematori devono puntare la stessa direzione. I parametri risultano quindi necessari e necessario è il rispetto di essi da parte di tutti i costituenti. Anche le regole di costume andrebbero rispettate, se la società ne possiede di riconosciuto valore, se non da tutti, dalla maggior parte. Sebbene alcune estremizzazione siano facili da classificare, tipo l'omicidio, al contrario molti altri parametri risultano discutibili e inoltre interpretabili diversamente da più punti di vista, il che infatti rende necessario un giudizio sull'avvenuta trasgressione sul quale gravano la causa, l'intenzione, il modo e la conseguenza. Le società più evolute intendono ispirarsi a principi di equità e giustizia e il più delle volte le norme scritte sono coerenti con tali principi, ma in verità individuare un criterio che abbia un valore assoluto permane vago e pertanto vengono adottati parametri che potrebbero esser considerati arbitrari e che invero sono decretati in base ad un principio assunto come il più attendibile. La scissione tra ciò che è bene e ciò che è male è un concetto di giudizio che l'esistenza non chiarisce; ciascuno, ricevuta la propria educazione, mette in dubbio le convinzioni morali assunte, trasgredendo quantomeno in forma ideale o verbale. “Ma sono pensieri o parole che mai si metterebbero in pratica”. Siamo ben più che lieti di questo, ma è evidente che il lato oscuro dell'uomo sia una parte piuttosto reale che viene pubblicamente celato. D'altra parte la necessità di dettare delle regole sorrette da penalità, dimostra ipso facto che la natura dell'uomo non prevede un codice etico, sebbene poi ne avverta al contempo l'esigenza di una sua stesura.

Dualità inintelligibile...

Ma cosa è il bene e il male? Forse qualche dottrina lo insegna, forse qualche legge lo impone. In forma semplicistica e magari epicurea il bene potrebbe essere ciò che offre piacere e il male ciò che danneggia. Ma anche qui, la valutazione necessita di un maggior raggio, quello che fa bene oggi può essere un male domani e viceversa. E quindi anche da un punto di vista egoico il bene resta difficile da stabilire. Inoltre, senza conoscere tutti gli effetti delle nostre azioni, sia in senso introverso che estroverso, risulta imperscrutabile giudicare in bene o in male.

La linearità del tempo cui siamo intrappolati, ci rende ciechi all’esito del nostro agire ed a questo punto si potrebbe concludere che non è tanto l’atto, ma l’intenzione che l'anima a poter essere definita come benevola o maligna. Una simile prospettiva però angoscia, se si considera di quali contorsioni di ragionamento è capace la mente umana per giustificare ciò che fa. Potrebbe anche giungere alla conclusione che ogni azione è lecita anche se in realtà originata da un proprio egoistico soddisfacimento. In un tale disordine di procedimento del pensiero etico torna senz’altro utile l’inserimento di una forma divina capace di giudicare elevandosi al di sopra del contesto umano. Quindi il ruolo della religione che, oltre a spiegare il fenomenico incompreso, si assurge come guida morale e il bene e il male divengono personificazioni che si pongono come antagonisti.

... o monismo?

E' un fatto obiettivo che la definizione di ciò che è eticamente corretto ed errato è quindi stabilito dall'osservatore, che è l'umanità. Essa quindi, svincolandosi da un concetto coerente universale giudica ed il proprio giudizio crea l'idea di bene e male. Questo non è altro che la visione di una verità relativa e quindi, in fin dei conti, una verità assoluta si compone di un semplice svolgere di eventi ed atti che rappresentano soltanto una consecutio senza alcuna suddivisione in forme in antitesi. Tale affermazione è applicabile sia per un destino causale che per qualsivoglia divinità creatrice.

Etica oltre la ragione

Attenzione a quanto segue, i concetti sono puramente teorici e in alcun modo intendono promuovere azioni che possano arrecare un danno a se stessi o ad altri, ma la mente ha il dovere di espandere il proprio pensiero e scoprire delle verità che per quanto reali sono assolutamente da non mettere in pratica e non devono condurre a concludere avventatamente, giusta una innata e naturale tendenza alla sopravvivenza dell'individuo e della specie.

Riflessione: il suicidio. Considerato immorale. Come mai il suicidio assume un aspetto negativo in una società dove ad alcuno importa nulla di alcuno, dove nessuno fa nulla per il bene di un altro? Dobbiamo domandarci chi penserebbe al suicidio, non certo chi vive con la possibilità di usufruire delle migliori condizioni che offre l'esistenza, piuttosto un individuo che coglie di non aver senso in questa vita, che la sua esistenza è vuota, che ha subito l'insuccesso, che deve accettare di essere parte di un meccanismo che consente ad altri di vivere bene. E' il suo fallimento che giova alla vita fortunosa di qualcuno. Quel qualcuno, ha il potere della diffusione dei pensieri e quindi di una morale e, come l'uso della religione è finalizzato a dominare le masse, anche il suicidio diviene una azione giudicata moralmente, cioè negativa, poiché se gli infelici su cui è costruita la fortuna di pochi si togliessero la vita, anche questi perderebbero ogni vantaggio.

Altra riflessione: aiuto solidale. Aiutiamo il prossimo quando questi è in condizioni sfavorevoli. In tale situazione, egli non rappresenta pericolo e siamo tranquilli nel porgere il nostro aiuto. Ma "il prossimo" in condizioni favorevoli rappresenta sicuramente un pericolo. Il suo obiettivo è sopraffare e avvantaggiarsi, libero da una posizione di inferiorità e necessità conduce la propria vita nella tenace ostinazione volta al personale benessere a scapito dell'esistenza altrui. L'egoismo prevale sul sentimento di solidarietà. Allora non è forse una follia aiutare chi è in condizioni di non poterci nuocere? Non sarebbe un nemico in in meno dal quale difendersi? Condurre qualcuno da condizione di difficoltà ad ottimale, otterrà che questi rivolgerà contro il proprio salvatore il vantaggio acquisito. Sarà un nuovo nemico.