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Contingente - Appunti sul piano temporale relativo

CONTINGENTE

METAFISICA

Sull'uomo, individuo consapevole

L'animale irrazionale

Nel piano di esistenza di cui è consapevole, l'uomo si elegge protagonista assoluto, adottando valutazioni egoiche alimentate dalla propria limitatezza. Egli si muove su di un pianeta, cui circostanze cosmiche hanno consentito la vita, insieme ad altri esseri che possiedono differenti caratteristiche, ma anche essi a base di carbonio. Rispetto alle altre forme di vita egli è dotato di processi mentali più affinati che riconosce con tanto orgoglio come razionalità. Tale dote è usufruita, nelle più desolanti manifestazioni, per escogitare macchinazioni con finalità egoistiche, le quali inducono sopraffazione sui propri simili, le altre forme di vita e l'ambiente circostante. Inoltre laddove non può arrivare materialmente, opera una deformazione concettuale a livello universale.

Sebbene l'uomo potrebbe e dovrebbe individuare degli obiettivi definiti dalla capacità di ragionamento di cui in possesso e quindi muoversi lungo un percorso sensato, al contrario, a dispetto di tale logica, conduce la propria vita in modo del tutto irrazionale e non di meno autodistruttivo. Se l'ecosistema che lo ospita non fosse così inverosimilmente resistente sarebbe già riuscito ad estinguersi con il proprio operato.

Eppure il suo intelletto lo rende artefice di propositi e concetti di notevole elevatezza, partorisce pensieri di costituzione divina, riesce ad astrarsi oltre il proprio livello di esistenza, abbandonandosi alla fantasia e alla creatività.

La ragione rende l'uomo squilibrato mentalmente prostrandolo alla rincorsa di piaceri effimeri e obiettivi irraggiungibili e futili. Per qualche oscuro motivo il pregio che lo contraddistingue dalle altre forme di vita, la capacità di ragionare, analizzando, criticando e valutando, al contrario, lo ha reso preda di emozioni molte volte contrastanti tra esse ma sicuramente più spesso in opposizione ad un principio di razionalità, le quali sono motivo di struggimento e dolore interiore, disagi questi che sono causa di devastazioni efferate nei confronti del prossimo e del circostante in generale, nonché paradossalmente di se stesso.

Forse l'umanità si trova attualmente ancora in uno stadio evolutivo adolescenziale, una specie ancora troppo giovane che, talora dovesse sopravvivere fino alla propria maturità e malgrado la dimostrata inadeguatezza, in un futuro magari potrebbe elevarsi a figura davvero razionale e comportarsi come la forma di vita superiore che tale si considera. Senza per questo dover tralasciare il proprio lato emozionale.

Composizione ed elementi

La mente umana, essendo inserita nel contesto tangibile, predilige schemi e ordinamenti per poter conformare ad un principio lineare quanto oggetto della propria osservazione e di conseguenza, seppure arbitrario, è praticamente d'obbligo formulare una rappresentazione figurata della composizione umana, senza però indicare eccessive suddivisioni che potrebbero risultare poco definite e porterebbero soltanto a confusione su aspetti poco significativi.

L'individuo è la singola forma di vita pensante. Ad egli si attribuiscono capacità cognitive, evolutive, motorie, decisionali e non di meno la caducità fisica. Ovviamente le funzionalità di cui gode sono differenti, ciascuno manifesta in forme e quantità diverse le proprie capacità, alcune più sviluppate, altre ridotte ed anche la crudele natura o nefasti accadimenti possono renderle totalmente inibite. L'individuo si pone a cavallo di due mondi, quello materiale e quello spirituale.

Una maggiore o minore consistenza (materialità) costituisce lo spessore di presenza della consapevolezza. Essa è differente dall'autocoscienza che in pratica definisce la presenza dell'io, è la comprensione di esistere nel proprio piano relativo in totale integrazione assumendo e rispettando i parametri ad esso annessi. Maggiore consapevolezza determina una maggiore vicinanza e conformità al mondo terreno, assume forma solida e finita. Man mano che la consapevolezza si affievolisce, ci si discosta dalla materia e al contrario ci si avvicina all'anima cosmica, quindi ad un piano soprasensibile. In base al parametro della consapevolezza possiamo distinguere tre principali figure.

Il corpo materiale: offre la percezione sensoriale e la capacità di ragionamento. Possiede memoria ed emozioni. E' percepito nel proprio piano sensibile con cui interagisce a mezzo dei relativi parametri ed ha piena consapevolezza.

Il corpo eterico (energia): il cervello comune e inaridito dal positivismo collettivo non ha coscienza di esso. Esiste, ma non è usato se non in condizioni particolari di ridotta consapevolezza (sonno, droghe, meditazione, ecc). Consente esperienze che superano il limite sensoriale e si affaccia su una potenzialità di alternative al mondo circostante, percepisce legami, interdipendenze e relazioni con tutto che è investito dall'energia vitale, mantenendo però un buon livello di consapevolezza. E' infine responsabile di fenomeni paranormali che rientrano nel contesto esoterico.

L'anima: l'anima relativa all'individuo è si definibile in sede di dialogo, ma più che altro è come se fosse parte dell'anima cosmica, di cui è costituita e che costituisce. Volendo crearne la definizione si può dire che esiste un sottilissimo velo di consapevolezza che la rende individuale a livello soprasensibile. Ma invero, essa non possiede alcuna individualità, che è, al contrario, caratteristica peculiare del mondo sensibile.

Tornando al gradino più basso (secondo l'ancestrale concetto che la materia è giù e il metafisico su) dove è maggiore la consapevolezza, quindi il corpo materiale, che non deve essere considerato estraneo alle altre raffigurazioni che esercitano vicendevolmente influenza su esso, si scorgono nell'individuo tre forme principali: la persona, l'io e l'incoscio.

La persona è (manco a dirlo) la figura esteriore, come un abito lo si indossa e comprende il mostrarsi come esteriorità (gli atteggiamenti, l'abito vero e proprio, la cura del corpo) e il comportamento interattivo con il prossimo (il relazionarsi con modalità fisiche o verbali). Oltre ad essere ovviamente differente per ogni individuo, può assumere più aspetti in quanto mutevole in relazione ad ambientazioni circostanti che influiscono, determinano e modificano varie questioni interiori. In relazione all'adeguamento comportamentale, recita una parte o un'altra mostrando la configurazione adatta allo scopo che intende raggiungere (quale che sia il movente o di vessazione o di sopravvivenza).
La persona o personalità viene identificata socialmente con ciò che è classificato come carattere. Esso consta degli atteggiamenti estroversi di adattamento alle persone, alle cose e agli avvenimenti. Poiché comunemente si considera la forma e non le cause, vengono designati dei tipi standard, cui fare riferimento. Tali tipi sono alquanto bizzarri e arbitrari nelle definizioni attribuite, in quanto un determinato comportamento non è espressione certa di un preciso carattere poiché il processo è più complesso: una azione non “significa che”, andrebbe considerato molto più a fondo il percorso che la determina. Ma è pur vero, che la valutazione sociale tende a giudicare quanto conveniente o scomodo e quindi il metodo funziona. In tal senso un uomo giudicato debole, mosso invece da forti principi superiori, è negli effetti prevaricato, a causa della sua forza interiore rivolta più in alto, mentre un uomo vigliacco e laido, viene considerato forte e potente ed invero rappresenta un pericolo temibile, quindi socialmente, sebbene talvolta sia denigrato verbalmente, al contrario è nei fatti riverito con ossequi.
La persona, anche nelle sue svariate manifestazioni, è il risultato di una mescolanza di dati che vengono immagazzinati e che si influenzano reciprocamente. Le combinazioni risultanti sono innumerevoli. Esse determinano l'agire necessario in base alla circostanza, adattando i parametri definiti da esperienza vissuta, da conoscenza indiretta, cultura ambientale (famiglia, società, gruppi) ed eredità del bagaglio genetico. La personalità è naturalmente soggetta a mutazione, in quanto l'aggiornamento dei dati dovrebbe provocare nuove combinazioni. Ma raggiunta la cosiddetta maturità si conclude il processo di identificazione e per una questione di accidia mentale, di coerenza formale nella società, di timori nei confronti di elaborati parziali e ancora l'invecchiamento cellulare, causano una spiccata staticità nel gestire la figura che è stata adottata come propria che invece dovrebbe tendere a evolversi nella sostanza (pur sempre relativa).

L'io viene qui considerato come l'autoconsapevolezza soggettiva che non è esposta ad altri e segue uno sviluppo individuale interiore che sarà causa dei comportamenti orientati verso l'esterno. Tenacemente consapevole, quindi molto materiale, è però limitato dalla sua stessa egemonia e dalla difficoltà ad accettare il reale, fattori che determinano reazioni spesso contrarie a una logica obiettiva (paradosso dell'ego).
In fondo è un po' la persona intima, quella che viene mostrata a se stessi, senza la necessità di camuffamenti coscienti per timore d giudizio o con uso di strategie varie. Ma anche in questo status di intimità, permane un condizionamento che giunge dall'esterno circostante che obbliga l'io a mantenere sempre una sorta di interpretazione di identità anche rivolgendosi a se stesso: intervengono fattori quali timori e desideri e problematiche psichiche irrisolte che pressano coscientemente o incosciamente. L'io possiede, in qualità di essere umano, la facoltà di ragionamento ma è al contempo anche soggetto alle pressione delle emozioni da essa stessa generate.
La possibilità di elaborazione di quanto esperito permette all'io una catalogazione critica su quanto appreso, dapprima in guisa più semplice, nell'infanzia, infatti, la distinzione si limita a questo è buono per me, questo no buono. Ad un livello più materiale dell'esistenza è facile comprendere le emozioni, poiché esse scaturiscono da sensazioni base: il dolore e il piacere. Tali sensazioni sono comuni a qualsiasi forma di vita, sebbene la manifestazione di queste ultime sia a volte nemmeno comprensibile per il nostro percepire e quindi ignorata. Successivamente l'arricchimento di nozioni accompagnate da nuove valutazioni sul mondo esterno e una maggiore analisi interiore aprono la via a emozioni più complesse. O così dovrebbe essere.

La mente (per mezzo l cervello con il suo sistema nervoso) gestisce le sensazioni che sono procurate da una percezione che viene associata al concetto dell'oggetto. Del tipo il fuoco brucia, l'acqua bagna. L'effetto che le sensazioni producono sono le emozioni, suddivisibili in tipo di timore o di desiderio. Nel caso di sensazione piacevole, essa genererà una emozione di desiderio, per cui di tenderà a ripeterla, al contrario spiacevole, una di timore, per cui si tenderà a evitarla.
Esse molto spesso sono anche di tipo ibrido, non suscitano reazioni immediate, ma una volta acquisite possono successivamente essere utilizzate per scopi di utilità che fornirebbero sensazioni gradevoli. Facendo riferimento all'esempio di prima il fuoco può scaldare quando fa freddo (purché non ci si avvicini troppo) e l'acqua può rinfrescare quando fa caldo (se a temperatura adeguata).

Con una rappresentazione di comodo ma impropria nella distinzione, in quanto questa dualità conferma l'unicità, da cui è determinata, dell'io nell'individuo (Logica emozionale, passione razionale), è possibile definire una classificazione in due figure. Esse talvolta agiscono all'unisono, ma più spesso sono in antagonismo tra esse, generando frequentemente esiti contraddittori.

L'io razionale costituisce la raffigurazione del soggetto che usa principi logici e concreti, pragmatico individua il fatto reale circoscritto e ne comprende l'esito e di conseguenza in una problematica, il metodo da utilizzare e il risultato da ottenere.

L'io emozionale non si limita alla mera constatazione dei fatti, ma compromette il pensiero e l'azione, in base alla sensazione (di piacere o sgradevole) che questi gli procurano. In siffatto modo le risposte comportamentali che assume nei confronti del circostante divengono poliedriche e imprevedibili.

I due io rappresentati conducono a contraddizioni paradossali, si influenzano reciprocamente e si ostacolano a vicenda, laddove uno dei due prevale, la persona è coerente, altrimenti si verifica una alternanza apparentemente poco comprensibile. Ma anche le persone che sembrano o credono di essere tutte di un pezzo, sono sempre soggette ad entrambi. La totale prevalenza dell'uno sull'altro è impossibile, un io fortemente razionale è tale come conseguenza dell'influenza emozionale e viceversa un io fortemente emozionale di quella razionale. Per quanto, come già scritto, la personificazione di due figure in opposizione è arbitraria, questa differenziazione è utile per comprendere comportamenti umani che il più delle volte non appaiono come si immaginerebbe logici. Si deve anche aggiungere che pure l'osservatore è condizionato dalla presenza dei due.

Una breve precisazione: si stanno considerando emozioni anche quelle che per svariati motivi, tipo perché troppo dolorose o in fase di apprendimento incompleto, non hanno avuto modo di essere correttamente elaborate determinando le celeberrime nevrosi che più o meno gravi e pressanti giocano un ruolo considerevole nella deformazione della razionalità.

Logica emozionale, passione razionale

Il contrapporre il sentimento alla ragione come se si trattassero di entità in antitesi è senz'altro un errore, si facile, ma del tutto fuorviante.
La capacità di ragionamento consente all'uomo di elaborare su quanto gli accade e quelle che possono essere le sensazione provate che vengono classificate come gradevoli o al contrario spiacevoli, costituendo così un riferimento per il nuovo. A meno che non si voglia ridurre l'emozione ad una reazione istintiva non cosciente, essa è nient'altro che una conseguenza della propria consapevolezza razionale ed in base a proprie elaborazioni utilizza la ragione stessa adattandola alle proprie esigenze.

Non prevale mai la ragione o il sentimento, ma il pensiero individuale determina semplicemente un comportamento, che soltanto nel giudizio dell'osservatore che è stato educato a considerare i due aspetti come forze differenti, viene riconosciuta una prevalenza. Invero la ragione è guidata dal sentimento e il sentimento a sua volta è provocato dalla razionalità.

Non esiste una differenza e nemmeno una sinergia, non sono due forze come visualizzato prima per dare un ordine al concetto, in realtà la razionalità è emozione. Una macchina che ad un determinato comando risponde in un preciso modo non avrà mai emozione, perché non gode di razionalità. Certamente possono esistere comportamenti più impulsivi, anche contrari alla logica, ma che restano pur sempre frutto della ragione che agisce in molteplici direzioni. Non si può pensare che si possa sopprimere l'io emozionale a vantaggio dell'io razionale, semplicemente si potrebbe in una ipotesi irrealizzabile, inibire alcune delle funzioni della ragione. Anche l'inverso è ovviamente inattuabile, la razionalità impedisce, come è giusto che sia, l'esecuzione di una azione che potrebbe risultare letale per se stessi e valuta la determinazione di un percorso da seguire per la realizzazione di un obiettivo, che è, giustappunto, designato dall'emozione. Ovviamente si sta trattando di normalità e non di patologie, dove si verificano anomalie che esulerebbero dal senso del discorso. Riducendo ancora l'espressione umana, i processi neuro-chimici sono reazioni fisiche che il meccanismo cerebrale approva, ricusa, desidera, schiva secondo quanto l'io impone in base ai parametri che ha definito, ovvero va definendo.

L'individuo comune

Nel profondo vuoto interiore cui è immersa la maggior parte degli individui, la ricerca della ricchezza e dell'appagamento egoistico rappresenta l'unico obiettivo della propria, così condotta, insulsa esistenza.
Effimeri, vani, pavidi e ciechi alle necessità di conservazione individuale e della specie, gli individui zombici vivono come in uno stato di sonno, di incoscienza esistenziale. In tali circostanze il successo socio-politico, la ricchezza di beni materiali, l'arrivismo incurante e sprezzante del prossimo e, ancora più agognata, la prevaricazione sui simili costituiscono la trama della propria esistenza.

Guidati dai divulgatori di ideologie di massa, il cui scopo è l'accrescimento del patrimonio dei più affermati, i meno potenti inseguono idiozie varie che non offrono invero alcun utile se non arricchire quegli stessi che li soggiogano, così come, nondimeno, offrono il proprio assenso alla loro ascesa socio-economico-politica, ovvero la grande e amata corsa al potere. Il potere effimero, ovviamente. Vicenda che necessita il depauperamento anche della dignità dei deboli, che tali sono per questioni culturali ambientali, etiche o ... sfiga. Ma anche tra questi ultimi nella propria cultura gli abusi non sono estranei, piuttosto di proporzioni inferiori e diversa forma. Su differenti scale, l'individuo comune esercita la necessità di affermazione della propria esistenza imponendosi come superiore al prossimo, riducendolo a subire soprusi di varie forme e denigra la dignità umana altrui e senza esserne cosciente oltraggia, con questo modo di agire, anche più gravemente la propria.

Più un uomo è affermato (socialmente) più la sua anima è piccina. Ma quanto le masse di ignavi e pecore possono essere considerate migliori? Accordano la propria compiacenza, plaudono o invidiano (che è la stessa cosa), obbediscono ciechi a quanto esposto loro come obiettivo da raggiungere.

Tutto diviene fonte di guadagno e l'umanità si svilisce sempre più perdendo la propria dignità di specie. Mode e costumi, abitudini e tendenze, vengono insinuati nella mente comune, indicati come vie del successo, da coloro che sono schiavi del potere e a cui le masse hanno consentito il successo. Perfino nel campo artistico, ceduta la priorità alle tecniche, poiché esse producono guadagno, è stato messo da parte l'uomo con la sua naturale espressione e l'arte è divenuta un insegnamento da eseguire con un preordinato e ratificato stile.

L'individuo primo nel sociale

Nella preponderante mediocrità generalizzata che avvolge l'intera specie umana non deve sfuggire la presenza di individui che si caratterizzano in modi del tutto differenti. Questi sono innanzitutto ispirati dal principio innato, ma anche maturato, della auto identificazione, ricercando quindi con senso di critica obiettiva e non guidati da ciò cui tutti si adeguano. Sono spesso malvisti e soltanto una caparbia coerenza con se stessi consente loro di proseguire il proprio cammino, probabilmente solitari. In altri casi, l'esternazione dell'individuo primo può essere riconosciuta e acclamata, quindi riceverà apprezzamenti dalla massa per l'operato o il pensiero, ma è più che verosimile che il successo sia prodotto di sfruttamento gestito da bassa categoria umana che scorge in essa fonte di guadagno. Permane il fatto però che in tal modo i più hanno l'opportunità di conoscere individui di autentico spessore e lodarne il valore, probabilmente incoraggiati a seguire il loro esempio.
Ma nella maggior parte dei casi coloro che mirano a mete superiori differenti dal comunemente riconosciuto sono più spesso emarginati che non si adattano al sistema sociale decretato che, essendo basato sul principio che il numero ha ragione, li considera con condiscendenza finché non costituiscano un irritante disagio e allora la procedura nei loro confronti può divenire più ostile.

L'individuo primo è assopito in molti, è presente ma non si manifesta a causa di pressioni esterne che lo hanno inibito o timori di vario genere, quanto in sintesi ne impedisce lo sviluppo. Esiste quindi la possibilità del risveglio, un qualsiasi individuo comune può assurgere accettando semplicemente quanto ha già a disposizione. Tale sviluppo purtroppo, anche ciò si deve ammettere, per alcuni è praticamente impensabile.

Scelte di vita (libero arbitrio)

L'ipotesi di una scelta di vita è già di per se improbabile per un mero fattore naturale, costituito dai limiti fisici intrinsechi e la coercizione del contesto (sociale e geografico). Più che altro dinanzi ogni individuo sussistono opzioni limitate ed è in relazione ad esse che egli può deliberare su quale via proseguire o intraprendere un iter esistenziale.

Inoltre le alternative possibili possono anche essere più o meno percepibili in correlazione ad una determinata condizione psichica mentale, questa infatti fuorvia l'attenzione del soggetto occultando ad essa possibilità che non vengono nemmeno prese in considerazione da un intelletto contaminato da pressioni esterne che modificano e plasmano l'idea delle condotte lecite e auspicabili che è ammissibile adottare nello svolgersi della vita.

Le opzioni quindi sono limitate e definite dalla condizione temporale, ambientale e sociale. Di circostanza in generale. Ogni scelta provoca una nuova serie di opzioni che intervengono successivamente, il che potrebbe farle considerare infinite, ma rispettando esse un principio di ordine temporale e causale che si ramifica progressivamente, non rappresenta affatto una manifestazione di discernimento. Invero una scelta è cieca, essa non conosce le potenzialità successive e di conseguenza mai può essere assunta con una vera cognizione di causa. Una scelta “giusta” può rivelarsi fatale; una “sbagliata”, fortunosa. La scelta, come atto umano, consapevolmente deliberata, è null'altro che una illusione, in quanto, come detto prima, è determinata da tutte le circostanze intervenienti e determina fattori (nuove circostanze) che non può prevedere.

L'individuo comune non tollera l'ammissione del condurre l'esistenza come un burattino che interpreta una parte definita da altro indipendente dalla propria volontà, così come la considerazione di uno svolgimento temporale logico e conseguenziale degli eventi accidentali che induce a tale conclusione. Preferirà, invece, abbracciare l'illusorietà del libero arbitrio, definendosi artefice del proprio destino, anche a costo di addossarsi pure responsabilità per errori che non hanno permesso il proprio progetto di vita. Questo però lo intende come un dogma sociale che riconosce in caso di accuse ad altri ma invalidato per se stesso. Egli in generale considera due posizioni: nel caso di successo nella vita esprimerà che la propria fortuna è frutto del proprio valore, al contrario, in caso di insuccesso si dichiarerà vittima del destino, ma non visto come la logicità causa-effetto degli eventi, ma come una figura antropomorfizzata e persecutoria. In ogni caso quindi l'ordine degli eventi si manifesterebbe a caso, provocato da fattori sia interni o esterni all'io.

Risulta superfluo affermare che l'individuo primo si pone dinanzi al reale con la visione di ciò che è. Per quello che è, accettandone la verità intrinseca.

Esaminando ancora si desume che anche la scelta tra le possibilità concesse (ma da chi?) è obbligata dalla predisposizione mentale. Invero, ciò che è l'io è costituito da fattori che sollecitano secondo il principio di consequenzialità e che, pertanto, in determinate condizioni, condurranno la risultante decisionale là dove deve essere, ovvero ad un risultato ben preciso, invariabile ed unico. Anche se l'io scegliesse di lanciare una moneta illudendosi di lasciare la decisione al caso, non farebbe altro che assecondare eventi provocati dai fattori circostanziali che intervengono alla generazione di una ed una sola risultante: la scelta di non scegliere. Così come la faccia che la moneta mostrerà sarà quella e soltanto quella, poiché determinata da tutte le concause, che sono in atto presenti.

Una osservazione superflua che si potrebbe inserire nelle fantasticherie multidimensionali: anche nell'ipotesi di coesistenza di universi paralleli, tanti per quante siano le scelte possibili, il piano di esistenza relativo seguirà sempre conforme una risultante definita dal principio di causa effetto annesso ad esso. Inoltre, una variazione deliberata dovrebbe individuare la ”Causa Prima”, per poter immaginare di modificare la traiettoria unica dell'universo, ma questa scelta non potrebbe esistere se non consequenziale al percorso originario e quindi in verità sarebbe sempre la stessa linea degli eventi, pertanto immutabile.