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Metafisica - Appunti sul soprasensibile immoto

METAFISICA

CONTINGENTE

Sul principio

Un creatore cosciente o un evento casuale?

L’occhio umano è vincolato dalle leggi del mondo sensibile, eppure, nonostante i limiti della percezione fisica, il pensiero, a dispetto di essi, si spinge oltre, ipotizzando soluzioni più o meno mistiche o vagamente scientifiche a quanto non tangibile ai sensi. Il cervello umano per sua natura adatta ciò che è oggetto di una nuova conoscenza a riferimenti di base determinati da quanto precedentemente conosciuto ed accertato (attraverso i sensi che sono mezzo di interazione con l'esterno a se). E' quindi più che plausibile che ne consegua l'insorgere di una tendenza alla concettualizzazione di un creatore divino ma antropomorfo oppure ad una causa prima di sostanza materiale che è la materia stessa.

La specie umana è perennemente sgomenta e smarrita dinanzi l'assenza di risposte alla domanda più elevata e pressante che possa porsi: la finalità della propria esistenza.

La conoscenza della creazione dovrebbe fornire un senso al tutto, delineare il principio e il fine. Ma così come le ipotesi formulate non conducono ad un chiarimento significativo sull’origine, allo stesso modo non ne delucidano il fine. Se l'esistenza fosse conseguenza di un atto deliberato, questo presupporrebbe una finalità, che però non è stata resa nota, mentre un evento casuale, non fornirebbe uno scopo all'essere, in quanto prodotto da una accidentalità.

Come dovrebbero considerarsi gli uomini? Creature di una volontà trascendente o casualità accessorie degli eventi dell’universo? I più egocentrici sono propensi senz’altro all'ipotesi di un dio come elemento necessario alla creazione e pertanto l'uomo costituirebbe la causa prima dell'esistenza del divino la cui ulteriore funzione potrebbe essere la creazione del tutto come contorno, sempre all’uomo stesso, ovviamente. Essere un’inaspettata evoluzione del materiale cosmico depriva di ogni vaghezza emozionale e tendenzialmente spinge alla perdita di una etica che possa regolamentare l'agire e non di meno consente una maggiore libertà di azione senza il fastidioso fardello della limitazione da parte della morale (intesa come legge superiore cui sottostare), utile a chi desidera discolpare i propri atti egoistici a sfavore dell’altrui essere. Insomma sembrerebbe che comunemente la risposta alla grande domanda prenda una forma definita soltanto da un opportunistico appagamento del proprio io e mai valutata con un tentativo di comprensione obiettiva.

Va evidenziata la distinzione tra i promotori di pensiero, che sono coloro di cui si è trattato sopra e che in qualche modo, se non risolvono, affrontano la problematica esistenziale e la massa, generalmente priva di capacità di pensiero individuale. I primi deliberano una risposta che possa garantire una soluzione conclusiva capace (in un qualche modo) di porre un freno all'inquietudine provocata dal quesito. Al contrario, la massa costituita da individui molecolari cerca una guida onde non gravarsi di fastidiose e impegnative riflessioni che inducono a fronteggiare paure, disagi e insicurezze, riscontrando molto più comodo e sereno adagiarsi sul pensiero di chi è ritenuto più autorevole nella dimensione sociale.

Quale atteggiamento assumere nei confronti del più arcano dei misteri non è certamente qualcosa che si possa insegnare, con arroganza e presunzione o peggio con il secondo fine della strumentalizzazione o giustificazione, piuttosto si concretizza in un intimo dilemma che è indissolubile dalla limitata consapevolezza relativa a questo piano di esistenza.

La comprensione della verità assoluta è una utopia, sebbene la realtà contingente sia un dato di fatto. Quest'ultima è parte e oggetto del nostro pensiero, il quale ingabbiato da se stesso nella rete causa/effetto su base spazio/tempo, richiede la necessità di disegnare una fine e un inizio.

La consistenza del reale è un dato interpretato dalla mente. Oggetti, eventi, lo scorrere del tempo e il movimento nello spazio non posseggono alcun valore assoluto, bensì sono interpretazione del pensiero e come tali rappresentano una realtà relativa ad esso, che ne è quindi responsabile come artefice

Il principio di ogni cosa è quindi generato dall'atto del pensare. Il pensiero crea il tutto relativo cui si adatta in pieno rispetto delle regole, trascurando il reale assoluto, ma di cui invero è l'unica espressione e percependo l'illusorietà di quanto ipotizzato e quindi creato, il suo ragionamento cosciente intravede un errore nella limitazione e proietta se stesso, ma in forma mentale, alla ricerca di verità superiori.

L'affermazione che il pensiero produce il reale e che fonte di realizzazione di se stesso, così come anche altre soluzioni, non soddisfa certamente tutti gli interrogativi che comporta il quesito supremo, in quanto ancora e poi ancora le domande ereditate si succedono seguitando a cercare risposta.

L'umile cercatore del vero non può far altro che porsi la domanda.

La causa prima

Benché la razionalità possa spingere alla valutazione del concreto come reale assoluto, il materiale cosmico non soddisfa pienamente l'idea della comprensione del Tutto. Ogni singolo elemento costituente il reale è permeato da qualcosa che è comune ed essenziale: la vita. Le stelle, i pianeti, l'intero universo, materia ed antimateria vivono. Essi si evolvono, sono in movimento, decadono e muoiono, ovvero divengono. Un buco nero suggerisce che un infiniti universi potrebbero essere contenuti in un universo infinito e che il nostro stesso cosmo potrebbe essere solo una parte infinitamente piccola di un infinitamente vasto universo. Ogni linea possiede infiniti punti, ogni spazio è infinitamente suddivisibile. In questo indeterminato insieme di multiversi, universi connessi o paralleli, si intravedono dimensioni illimitate e senza tempo, in cui il parametro stabile è che, in qualsiasi modo esso si manifesti, una energia, imperscrutabile e indefinibile, realizza la vita.

Il pensiero stesso è vita, il concepire l'esistenza e condividerla negli oggetti, manifestazioni della propria attività incarna il dato logico e stabile che costituisce il processo vitale, sia come concetto che come manifestazione tangibile.

Sarebbe notevolmente riduttivo tentare di racchiudere in un concetto elaborato dalla mente questa energia che è la vita, intesa come elaborazione concettuale di un piano di esistenza, dove tutto si concretizza ed esprime la propria essenza. Un simile tentativo potrebbe solo produrre una interpretazione figurata che si adattasse alla limitatezza umana. Questa “energia” è. Consente la potenzialità dell'esistenza che si sviluppa dal materiale cosmico. Si avverte, per noi limitati esseri, in tutto ciò ci circonda e nel nostro stesso percepire. Può definirsi amore, oppure odio. Può definirsi vita, oppure morte. Può definirsi bene, oppure male. L'essenza dell'esistenza è incurante del nostro giudizio, essa si pone come origine e fine del Tutto. La causa prima dell'origine.