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Metafisica - Appunti sul soprasensibile immoto

METAFISICA

CONTINGENTE

Percezione sensoriale consapevole

Realtà soggettive

La visione del tutto, quindi le regole del piano tangibile, le forme che lo occupano e gli accidenti sono una esperienza individuale che interessa solo il soggetto e nessun altro. Il percepire è senza alcun dubbio un atto soggettivo che è personale e che produce emozioni proprie e fondamenti di teorie. Non vi è alcuna certezza che quanto venga percepito da un soggetto sia parimenti inteso da altri. Esistono invero dei riferimenti considerati obiettivi, come è il caso delle misurazioni. Ad esempio una nota musicale ha una sua frequenza, così i colori, una distanza è definita dalla lunghezza. In generale misurazioni e stime sono relative ad un fattore oggettivo e in quanto tale sono condivise, per cui se ne potrebbe dedurre che alcune verità siano obiettive. Ma come l'oggetto è inteso dal soggetto permane un fattore individuale. Il sentire personale non ha alcuna interazione emozionale. Nella comunicazione interpersonale si fa riferimento a qualcosa di oggettivo che è conosciuto da parte di entrambi gli interlocutori che stabiliscono un segno di riferimento per convenzione. Ma l'effetto percettivo ed emozionale interiore è una realtà indescrivibile. Anche le emozioni rientrano in un contesto di simbolizzazione per convenzione sociale, ma il segno adoperato descrive una emozione resa verbalmente oggettiva, ma che in realtà è vissuta individualmente come sensazione soggettiva incondivisibile. Ed anche i fatti, in quanto la percezione è sempre personale, sono vissuti in modo differente. Quante volte i testimoni dello stesso evento esprimono descrizioni contrastanti, versioni differenti anche se simili dello stesso accadimento. Esempio molto elementare che però dimostra banalmente come ogni punto di vista è unico. Se ne deduce quindi che le sensazioni personali siano meramente proprie, in quanto ogni soggetto ha inevitabili differenze interpretative che sono determinate sia dai sensi, dalla composizione del bagaglio culturale emozionale ed empirico e non di meno dalla struttura psico-cerebrale. Conseguentemente la loro veridicità non è affidabile e permane forma soggettiva e non è un fattore condivisibile nell'essenza.

L'uomo e l'io

L'uomo nella sua ambiguità esistenziale rappresenta un dualismo alquanto sorprendente. Per quanto lo si potrebbe giudicare da un punto di vista meramente fisico e quindi considerarlo come una forma di vita animale (e forse per molti è proprio così), per altri versi è possibile osservarne la capacità di generare pensieri che superano senza alcun dubbio il confine materiale della "realtà". Il che dimostra il connubio strutturale della sua natura tra corporeo e mondo ultra-materia. Se non voler considerare anche un'origine divina.
L'uomo gode della consapevolezza di se e quindi diviene soggetto. Ed in quanto tale si pone come un timoniere del corpo che gli appartiene, ma non è il corpo stesso, creando così una separazione interiore dell'io dall'uomo relativo, ovvero la persona.

Con la sua composizione, le ossa, i muscoli, gli apparati funzionali di controllo, di gestione energetica e di comando fanno concludere facilmente che l'uomo sia una macchina, certamente piuttosto complessa, ma pur sempre una macchina. La peculiarità di questa bio-macchina è la generazione collaterale delle emozioni e quindi le influenze da esse derivanti, le quali determinano comportamenti soggetti a infinite variabili che sono esito di infinite combinazioni delle emozioni stesse. E senza alcun dubbio la limitatezza strutturale della mente tangibile è soggetta a interferenze di vario tipo, fondamentalmente causate dalla debolezza emozionale e l'inadeguatezza a comprendere quanto non lineare

Le emozioni fanno si che ogni individuo sia differente nell'epilogo comportamentale (sia cognitivo che fisico) a circostanze simili, in quanto interagiscono con il soggetto, ricevendo e interpretando gli eventi con parametri interpretativi che sono di origine materiale, psichica o genetica.
L'io è mutabile quindi instabile e rappresenta uno dei fattori più imprevedibili nel piano d'esistenza conosciuto. Non essendo soggetto soltanto a leggi fisiche fisse, ma anche a variabili emozionali.

Comprendere il codice sorgente dell'esistenza renderebbe possibile predire azioni e reazioni di qualsiasi persona, con maggior precisione quanto maggiore la conoscenza dei dati accidentali (non solo in termini di fatti ma anche di emozioni) che costituiscono le variabili. Ma l'intuito basato sull'osservazione, ci consente anche se in guisa vaga di poterci definire un concetto dell'aspetto caratteriale di una persona e quindi, in un qualche modo, anche prevederne le mosse. In fondo nulla sfugge al principio di conseguenza lineare.
Ma cosa rende una persona differente dalle altre, con un proprio comportamento, un proprio carattere contraddistinto? Una semplice banca dati. Il bagaglio culturale (in senso ampio) che stabilisce chi è l'io. L'io è la memoria intrinseca. L'individuo non esiste in se, esiste il proprio ricordo. L'io è il ricordo di se stesso. E l'io è una realtà tangibile, per quanto si possa definire “sottile”, del piano esistenziale cui è agganciato, unico e interdipendente.
L'attività pensante dell'uomo è di origine materiale (contingente relativo) e la sua funzionalità si conforma alla realtà tangibile cui è strettamente collegato.

La consapevolezza

Conformarsi ai limiti e alle regole del piano tangibile adeguandosi ad esso nella propria struttura è tanto maggiore quanto la mente è consapevole dell'accidente reale di circostanza. La consapevolezza è uno stretto legame con il materiale, con l'esistenza tangibile. E' il fattore indispensabile per la partecipazione al reale relativo, senza il quale ogni forma non potrebbe esistere. Anche gli essere inanimati godono di consapevolezza, in quanto esistono. La consapevolezza estesa ad ogni forma di vita consente la coordinazione del reale di circostanza e determina la possibilità delle regole fisiche che si mantengono reali e stabili in quanto generate da essa stessa e a cui deve poi conformarsi.

Differente è l'auto-consapevolezza, ovvero la coscienza di se, essa è quanto determina l'io e la persona. La consapevolezza esistenziale è ovviamente una entità sottile ma interagisce in forme più o meno dense con la mente. Essa può essere considerevolmente consistente, il che rende la materia, ancora più “reale”, ma anche può intervenire con sfumature più sottili, plasmando concetti più astratti ed anche fenomeni meno coerenti con il circostante (paranormale)

L'esperienza prima e la determinazione dell'idea

L'esperienza prima avviene tramite i sensi e da questa nasce l'idea, poi quest'ultima viene analizzata e, identificandone i parametri intrinsechi, in seguito sarà adattata per nuove applicazioni cognitive. Questo procedimento porta il pensiero a catalogare con i principi di base ogni nuova conoscenza empirica e in tal modo genera le regole per la comprensione.

Il pensiero assume quindi dei parametri di riferimento in base alle quattro dimensioni e qualsiasi percezione viene riadattata ad essa. La conoscenza superiore è in tal modo totalmente compromessa e il vero è assolutamente incomprensibile. La conoscenza si limita all'apprendimento di una circostanza di realtà e non al vero assoluto soprasensibile.

Sebbene la consapevolezza riduca considerevolmente l'intuizione del soprannaturale, la presenza di esso è avvertita, pur se in guisa indistinta, suscitando timore e bramosia. La mente umana può anche concepire l'idea di una realtà metafisica ma non può effettivamente percepirla in alcun modo e comprenderla pienamente. Infatti nonostante i limiti della percezione sensoriale, la mente genera concetti incomprensibili per la propria stessa natura quadridimensionale, di vastità infinita, ispirati probabilmente da un ostinato desiderio di comprendere e definire la realtà assoluta che è il Tutto.

Ma l'ipotesi stessa di questo Tutto è pur sempre una propria opinione.

Le vie della conoscenza Empirica, spirituale, passionale, razionale

Assunto, per comodità cerebrale, che la manifestazione umana è scindibile in un duplice aspetto sinergico di materia (temporale) e divino (soprasensibile), si possono distinguere due relative espressioni cognitive.
La deduzione scaturisce dalla percezione quadridimensionale del relativo piano di esistenza e guida il pensiero umano ad elaborare in coerenza ai principi conformi ad esso, mentre l'intuizione conduce alla comprensione, anche se parziale, poco chiara e spesso avvolta da mistero e ancor più dalla paura che spinge sovente alla negazione, di idee che non sono dimostrate dai sensi e che nemmeno possono essere considerate reali.

Conoscere e accumulare elementi per arricchire il proprio bagaglio culturale, non è limitato soltanto dai mezzi utilizzati ma anche dalla circostanza di acquisizione ed elaborazione di quanto oggetto di osservazione. La disposizione razionale ed emotiva influisce considerevolmente sul risultato della comprensione e interpretazione. L'io subisce poderose pressioni da parte delle forze emozionali che esso stesso genera.
La combinazione dell'io emozionale con l'io razionale, oltre a produrre un disagio psichico di base, nella propria conflittualità interiore di origine, investe la persona con turbe eterogenee sboccianti da frangenti di tipo riflessivo, reattivo, emozionale e formativo che non consentono una reale osservazione obiettiva.

Impossibilità obiettiva e coerenza globale

Ogni individuo subisce influenze di provenienza sia esterna che interna. L'interpretazione di quanto esperito tramite i sensi (che già sono fallaci d'origine) avviene in modalità che sono determinate da svariati fattori costituiti da una matrice originale che obbliga la mente umana a codificare i dati raccolti utilizzando dei parametri ben precisi. Tali parametri sono ovviamente coerenti con il reale tangibile su base spazio-tempo lineare ed il correlato principio di conseguenza. Ogni oggetto reale non esisterebbe quindi in forma reale, ma è la definizione di esso che ne foggia la manifestazione tangibile.

In definitiva l'intero universo non altro sarebbe che un parametro interpretativo contenuto nel genetico umano, ma quest'ultimo esiste in quanto dipendente dalla definizione dell'universo stesso, quindi necessariamente deve trovarsi, posta all'esterno del tutto (non in senso fisico ovviamente), una matrice, di costituzione non materiale.
Ma la stessa matrice, che può essere considerata una divinità o l'essenza del tutto o ancora il codice della vita, resta pur sempre ben correlata e interdipendente con il mondo sensibile. Ancora siamo ben lungi dal comprendere il contesto superiore che la genera ed è verità pura. La metodologia e l'elaborazione utilizzati permangono sempre e comunque in armonia con il livello esistenziale di appartenenza, inibendo quindi una comprensione di tipo differente necessaria ad un livello superiore.

La conoscenza dell'io non è quindi la conoscenza suprema in quanto impossibile per definizione. L'io non deve essere confuso con l'anima (per chi crede nell'anima), poiché questa dovrebbe superare il limite del piano tangibile relativo e quindi ascendere ad un livello di conoscenza superiore.
Ma se anche così fosse, avverrebbe certamente.. all'insaputa dell'io.