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Metafisica - Appunti sul soprasensibile immoto

METAFISICA

CONTINGENTE

Consapevolezza

La procreazione e la nascita dell'anima

Ogni individualità corporea umana possiede la propria consapevolezza, questa evolve, matura con lo scorrere del tempo. Al primo lamento che accompagna la nascita, afferma la propria esistenza e inizia a comprenderne la forma. I ricordi si definiscono e la persona si definisce. Apprende il circostante e si adatta suo malgrado ad esso. Il viaggio dell'anima nell'esistenza temporale è una incertezza umana come l'origine dell'universo. Ipotizzare quando sia stato intrapreso diviene oggetto di analisi per definire magari questioni morali e raramente viene presa in considerazione per analizzare quale possa essere l'interazione corpo-anima. Così come incerte sono quelle affascinanti teorie sul peso dell'anima quando abbandona il corpo. La figura dell'anima è rappresentata il più delle volte come la parte cosciente dell'uomo. A volte identificato con le sue emozioni. Con il suo vero essere. Eppure il concetto di un'anima svolgente funzione del corpo, ma privato di esso, appare piuttosto superficiale e confuso con la personalità dell'io. Altre volte l'anima viene considerata come il corpo più duttile dell'individuo che ne rappresenta la sua energia eterica. Esso è certamente un livello superiore alla materia e si avvicina e interagisce con il mondo ultrasensibile, ma l'anima non può avere caratteristiche terrene, non si adagia tra sentimenti e piccolezze umane, non è il ricordo di un individuo.

Di consistenza immateriale trascende il limite umano e si pone oltre, rendendo del tutto inappropriato considerarne una nascita. Essa è già. La sua essenza va oltre il concetto delle singole forme, poiché, sempre da un punto di vista terreno, elevandosi oltre la materia il tutto non è delimitato in spazi o tempi ma semplicemente è. Non esiste un'anima individuale corrispondente ed appartenente, come fosse un corpo, ad una determinata personalità, costituisce l'anima cosmica, trascende il corpo, il carattere, l'esistenza individuale definita dai ricordi e perfino il pensiero stesso.
Una visione di comodo spinge a trattare dell'anima come fosse parte dell'individuo agevolando così il procedimento mentale compromesso dalle limitazioni intrinseche ed adeguando un concetto incorporeo ai parametri dell'esistenza empirica, pertanto in verità anche sostenere che l'anima individuale costituisca quella cosmica è errato, l'anima è unica, non è frazionata e nemmeno soggetta al tempo e non subisce una nascita ed una morte.

Cogito? Ergo? Sum?

E’ difficile collocare se stessi in un piano di esistenza ben definito da regole chiare. Passi da gigante compiuti dalle scoperte scientifiche non chiariscono mai del tutto i parametri del complessivo, ma si limitano a desumere che quanto compreso apre la via e nuove esplorazioni. Oltrepassati i limiti della fisica newtoniana ci si inoltra in teorie spesso deliranti che non definiscono ancora una teoria del Tutto.

Comprendiamo ciò che è percepito dai sensi e interpretato dal nostro cervello. Esso, stabilendo delle regole e dei parametri cui fare riferimento, in una visione quadridimensionale e sulla base del principio di causa effetto, riconosce ciò che è compatibile e tralascia, senza decodificarlo, tutto il resto.

Ma il sentire umano non è oggettivo. Assume l’assioma del considerarsi il centro del tutto, sebbene il tutto con molta probabilità non abbia nemmeno consapevolezza dell’umano esistere.

La mente analizza la percezione sensoriale e con le modalità ad essa congiunte determinate da svariati fattori che influenzano la valutazione, giudica e classifica. Il prodotto della mente, tralasciando le funzioni necessarie alla sopravvivenza, è il pensare che, in quanto concepito dalla materia (la mente che è corpo sensibile), è materiale e quindi non si distacca da esso ponendosi su di un piano soprasensibile. Tuttavia nonostante la costituzione corporea, il pensare si volge verso concetti astratti ben diversi da esso stesso, che risultano imperscrutabili a causa dei limiti della propria natura quadridimensionale, nella speranza di scorgere la verità assoluta che è il Tutto, cosa che in fondo permarrà sempre come un miraggio inaccessibile.

Il concetto del “cogito” resta ad ogni modo senza alcun dubbio un dato più che concreto. Malgrado perfino esso sia limitato dalla materia, soggetto ad influenza per architettura cerebrale, struttura genetica, suggestioni sociali ed educative e sollecitazioni temporali, tuttavia permane l’unica sicurezza della nostra esistenza, ovvero della consapevolezza esistenziale di cui disponiamo.

Io sto pensando.

Reincarnazione o coscienza globale?

Alcune filosofie e religioni considerano il principio della metenpsicosi nella propria dottrina e quindi un'anima in perenne peregrinare tra un corpo e l'altro mediante intervalli di nascita e morte che prevedono l'azzeramento dei dati intellettuali raccolti ad ogni salto corporeo.

Se ne potrebbe desumere che il numero delle anime sia definito e che quindi queste ultime, verificandosi lo sviluppo demografico, devono far fronte scindendosi e moltiplicandosi, oppure molte di esse, nel caso contrario, stanno “in panchina”, magari con un numero di elenco d'attesa. Forse il senso concreto della rinascita in un nuovo involucro materiale è l'evoluzione animica, che si distaccherebbe così dalla conoscenza sensibile limitata ad una sola esperienza di vita. Ma l'oblio di passaggio dopo il termine del precedente e l'inizio del successivo fa pensare che ogni passo in avanti compiuto in una vita, nella seguente servirà a ben poco, quanto meno se consideriamo l'esperienza cosciente, ma senza alcun dubbio, l'esperienza spirituale si accresce ad ogni incarnazione e compie il suo destino attraverso una serie di viaggi inter-esitenziali. Ma tutto ciò fa dedurre che l'anima subisca il limite materiale della conoscenza che può accresce solo tramite i sensi (le vite), ma si sviluppa, con tale processo, in un livello superiore ultrasensibile (l'anima).

Nell'inconscio di un individuo (ormai più che documentato scientificamente e riconosciuto socialmente) risiedono o sono raggiungibili ricordi e conoscenze che non appartengono alla propria vita e che certamente suscitano ipotesi su interconnessioni in senso lineare o parallelo. In senso lineare possiamo valutare la possibilità di visite incarnate nel piano di esistenza tangibile da parte della stessa anima (quindi metenpsicosi) oppure in senso parallelo una connessione inconscia tra le entità sensibili e quindi una condivisione empirica tra tutte le anime.

Concedendo approvazione alla seconda ipotesi, il ricordo controverso non sarebbe proprio, bensì altrui ma accessibile, non certamente in condizioni di normalità esistenziale ove la consapevolezza più densa non lo permetterebbe ed inoltre scisso dal principio di linearità temporale del piano tangibile, quindi contemporaneo ma anche precedente e successivo.

Si può anche considerare una molteplicità di interconnessioni che viaggiano sia in senso lineare, ma anche parallelo e una tale visione fa apparire sempre più pallido il confine tra anime individuali e la coscienza diviene condivisa e indistinta, astraendola dalle esistenze singole tangibili.

Un'anima collettiva, unica e primordiale. Non il concetto di innumerevoli anime individuali, corrispondenti alle singole vite corporee, ma una unica anima, che si manifesta in infinite forme. Ma certamente ciò risulta difficilmente accettabile dell'egocentrico io.

L'umile cercatore del vero non può far altro che porsi la domanda.