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Introduzione - Propositi e modi

Questa parte si propone l'analisi di una metodologia favorevole orientata alla partecipazione con la realtà contingente. Tale proposito indubbiamente risulta alquanto ostico e di improbabile affidabilità, in particolare se rivolto a persone che accolgono il pensiero obiettivo come principio esistenziale. Ogni metodo è confutabile ed inoltre personale.
L'individuo deve senza alcun dubbio confrontarsi con una esistenza da portare avanti. E spesse volte i momenti drammatici segnano irreparabilmente. Un atteggiamento che possa garantire una costante definitiva è assolutamente da scartare. Si avvertono necessari dei punti di partenza, dei pensieri basilari, dei riferimenti al proprio modo di affrontare il tutto che incontriamo. Ma poiché gli accidenti sono innumerevoli e poliedrici, qualsiasi anelata sicurezza metodica possa essere stata dichiarata tale si rivelerà sempre inadatta e verosimilmente lascerà scorgere l'esigenza di una rielaborazione. Inghiottiti da una realtà gestita dal rapporto spazio tempo che genera il principio di causa effetto, non possiamo definire un metodo valido per ogni cosa, dal momento che non conosciamo tutti i singoli fattori che intervengono nella successione degli eventi.

L'identificare e definire un concetto di realtà che impone il continuo divenire (che non è il reale assoluto) dovrebbe consentire un adattamento a mezzo di un principio di idealizzazione degli eventi assunto come positivismo relativo, così facendo il reale stesso vacillerebbe (concettualmente) e diverrebbe quasi irrilevante; qualsiasi accadimento non procurerebbe un commento emotivo ma una semplice conoscenza razionale.
Ma il punto di vista umano è ben diverso: intervengono prepotenti i sentimenti. Essi guidano, turbando, entusiasmando, devastando. Ed in questa irrazionale ridda che spinge e trattiene, essi attribuiscono all'esistenza quel non senso che è ne parte inscindibile.

E' quindi una priorità essenziale condurre la vita, nel modo in cui essa è percepita. Pragmaticamente si, ma riconoscendo la forza delle emozioni senza negare loro il diritto alla coesistenza. Svolgendo il ruolo più consono, abbracciando una fede, condividendo un concetto, osservando una disciplina, quanto è sentito come più vicino e adeguato. Non è semplice scegliere una via da percorrere: sono tantissimi i fattori che interferiscono, in primo luogo la distinzione tra due concetti opposti ma complementari: l'ideale e il piano reale. Tale scissione conduce sovente ad un bivio e costituisce un dualismo di pensiero che influisce considerevolmente sul modo comportamentale.

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