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Il confronto è un bene, ma non mai deve essere conflitto

E' grande debolezza dell'uomo il darsi ragione, affermare se stesso e quanto sostenuto sugli altri, anteponendosi come colui che sa e che è nel giusto. Ciò costituisce un fattore altamente negativo in un dialogo, sia che affligga chi esterna o chi riceve. Uno scambio culturale necessita dell'espressione di quanto ritenuto nella disponibilità mentale di metterlo in dubbio verificando la versione dell'interlocutore, che può nella sua diversità o similarità avvalorare la propria tesi oppure mostrare nuovi punti di vista o ancora promuovere ben altri approfondimenti neppure considerati in precedenza. Pertanto, oltre la comparazione costruttiva di ipotesi opposte, anche nel caso di opinioni simili, lo scambio può sempre portare a successivi sviluppi e magari far nascere nuove idee che possono rivelarsi in opposizione ma creando così nuovi confronti e spunti per nuove elaborazioni mentali. I pensieri altrui sono utili, anzi utilissimi. Servono a comprendere se stessi, oltre ovviamente il prossimo.

Quando però il dialogo si allontana lasciando spazio alla conflittualità, il pensiero si staziona e rischia di procede ad una involuzione sminuente che danneggia sia chi è contraddetto sia chi tende a imporre la propria opinione. In tal caso se la maturità degli interlocutori interessati è adeguata, è opportuno convenire ad una ritrattazione del dibattimento chiarendosi in primo luogo con se stessi, al contrario, se per testardaggine generale o soltanto da parte di uno ciò diviene improponibile, è saggio abbandonare la questione al fine di evitare oziose contorsioni mentali del tutto improduttive quando non anche dannose.

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