nihilest
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Difficoltà intrinseche

La consapevolezza dell'io richiede sicurezze stabili cui fare riferimento per poter adattare ad esse quanto esperisce di nuovo, sia per semplicità di operato o per indolenza, in ogni caso per rapportare al principio di coerenza globale del reale. Siffatta condizione porta l'individuo a temere i cambiamenti. Questi non soltanto metterebbero in dubbio il circostante ma anche il proprio stesso essere.

Al di là dell'adattamento animico ad un piano sensibile spazio-tempo/causa-effetto, la personalità di un individuo si va consolidando con le acquisizioni culturali che permettono la conferma di se in quanto entità reale.
La vita di un individuo è incentrata, sorretta e rivolta a quanto egli stesso ha ritenuto come autentico e la identifica con la proiezione nel reale rendendola intollerante ai cambiamenti di prospettive. Ipotizzare un nuovo scenario in cui inserirsi significherebbe rinnegare se stesso, riconoscere errori di valutazione e il doversi annullare per poi ricostruirsi sui nuovi parametri costituiti. Un estremo sviluppo proporrebbe una nuova visione che realizzerebbe una vera e propria rinascita, cosa che implicherebbe un nuovo adattamento. L'impegno sarebbe notevole e l'energia e il tempo di una esistenza risultano poco consistenti ed adeguati ad un simile operato, così basilare ed esteso nelle conseguenze.
Un fattore limitante è il vissuto: più avanzata è l'età di una persona tanto più sarà improbabile per lui il verificarsi di un mutamento. Il tempo della verità, della cerca della verità si limita, generalmente, ad un periodo giovanile, di crescita e apprendimento, poi con il trascorrere del tempo, le domande cominciano a risultare troppo pesanti, scomode e soprattutto si prende coscienza del fatto che determinate risposte sono irraggiungibili e di conseguenza le domande assumono il gusto dell'inutilità.
Il mettere da parte domande senza risposta è indubbiamente un giusto modo di andare avanti, la vita va condotta in modo più possibile pragmatico, però la natura soprasensibile dell'io non permette il totale abbandono temporale. L'acquisizione di un ruolo chiaro in un contesto definito garantisce una apparente forma di serenità interiore, ma in verità si agitano incessanti nell'animo gli stessi dubbi, paure e incertezze di sempre che spesso sfociano in espressioni di quelle che sono considerate malattie psichiche o disadattamento. L'equilibrio fittizio affonda le proprie certezze su incongruenze negate e l'instabilità essenziale si consolida nella simulazione del certo. Mettere in dubbio l'esistenza stessa che è una condizione necessaria per l'ascesa ad una conoscenza suprema richiede la forza e il coraggio idonei ad affrontare la propria auto-limitazione. In una rappresentazione mistica metaforica l'io guerriero deve lottare contro il custode del portale che conduce a un mondo inimmaginabile. E tale sfida non è sostenibile da un individuo che non abbia preso quantomeno coscienza di tale condizione, cioè dell'esistenza del custode per poter poi decidere se affrontarlo o riconoscerne il superiore vigore. La seconda ipotesi non deve apparire come una sconfitta, in fondo può significare che si è fatto un ottimo lavoro dal punto di vista pragmatico dell'esistenza rivolta al perseguimento di un fine identificato come costante di riferimento, al contrario la pericolosità è latente quando non si prende coscienza di tale fatto e la falsità assume la figura di concretezza che rischia sempre di venire smascherata da un momento all'altro ed inoltre, poiché il pensiero è il più delle volte difficile da arginare, la pressione esercitata da esso non rende agevole il perpetrarla, procurando comportamenti irrazionali e spesso tormentosi.

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