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Principi di rettitudine

Per molte persone il problema del comportamento etico non sussiste neppure vagamente. Questi senza un utilizzo anche minimo della coscienza (in senso morale) agiscono ad un livello semplice ed egoistico, ritenendo che ciò che risulta a proprio vantaggio abbia la priorità assoluta su ogni cosa e ogni uno. Come principio egoico individuale è indubbiamente un metodo più che valido, ma in una visione di maggiore ampiezza, preso atto del contesto socio-ambientale, la sopravvivenza della specie necessita di reciprocità di rispetto e benevolenza tra simili e da essi verso il circostante ambientale.
Essere retti e onesti, abbracciando un autentico principio di giustizia ed equità, suona come un racconto fantasy, che molto discosta dal reale (cosa assolutamente non vera: la letteratura fantasy, di buon livello, astrae e simboleggia aspetti umani e sociali molto reali).
Colui che è giusto subisce considerevoli pressioni che tendono a lacerarne l'integrità. Tali sollecitazioni inverse non soltanto agiscono seduttivamente ma il più delle volte, l'uomo probo, è mosso a violare la propria rettitudine per necessità di tutela dal contesto sociale cui deve pur relazionarsi.
Rammarica profondamente tale constatazione, il male si insinua tra i mortali affascinandoli con effimere ricompense dapprima e successivamente si erge come necessità comune, divenendo cinicamente accettato, condiviso e impiegato anche da chi non ne resterebbe soggiogato per attrazione, ma subisce la coercizione di adattamento ad esso.

Tuttavia un piccolo passo alla volta, un lento e progressivo cambiamento può essere realizzato. Ed invero, nonostante lo sconcertante quadro cui assistiamo, qualcosa è già migliorato nel percorso dell'evoluzione, anche se limitato ad un banale aspetto formale, che non è da considerare poca cosa. In primo luogo la diffusione e il concepire stesso di concetti di amore tra i popoli, di giustizia, di rispetto ambientale permettono di ipotizzare una speranza. Sebbene ben compresi e utilizzati in forme d'arte, come letteratura, arti grafiche, sceneggiature, purtroppo più spesso ancora in forme ipocrite e strumentalizzate allo scopo di ottenere simpatizzanti da sfruttare a fini di potere e lucro, essi permangono come esistenza ideale anche se raramente riscontrabili come manifestazione tangibile nella realtà. Ma il semplice fatto che, anche se limitato ad un livello teorico, essi siano compresi dimostrano una potenzialità cui l'uomo non deve rinunciare.

La via della rettitudine, che comprende principi di onesta e di rispetto, non è soltanto difficile ma anche utopistica, se intesa in un senso globale che abbraccia qualsiasi tipo di comportamento relazionale. Sia per una difficoltà intrinseca naturale, in quanto l'egoismo è inevitabile essendo l'io il soggetto, sia per l'accostamento al reale che non consente una sopravvivenza equanime collettiva.
Comporta delle privazione e dei danni, ma amando e rispettando se stessi, si può essere retti, ovvero nella misura quanto più possibile. La rettitudine è coerenza al proprio pensiero, a quanto assunto come principio di vita, un gesto di amore verso se stessi e la propria specie. Non è un guadagno e non offre maggior potere e soprattutto la disapprovazione del prossimo più scaltro minerà la risolutezza; ma il proprio ideale e le proprie convinzioni devono restare saldi e costanti con orgoglioso rispetto verso se stessi. E poiché l'umanità tende molto ad un comportamento in stile gregge, fatto che non esclude anche una presa di coscienza, il perpetrare comportamenti più corretti moralmente ne consentirebbe la diffusione e progredirebbe fino ad una autentica evoluzione della specie.

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