nihilest
<< >>

Solidarietà e amore universale

Un vagheggiamento umano tanto diffuso verbalmente quanto ignorato in senso pratico nei fatti: l'amore solidale. Si parla tanto di amore, in genere nelle forme più elementari, esso sembrerebbe ad un visitatore ignaro che giungesse da un altro pianeta, un concetto ed una emozione largamente compresi e condivisi. Purtroppo le umane genti, sebbene ne abbiano una idea, anche piuttosto vaga, sono molto più ben concentrate sulla conferma di se stessi ed il raggiungimento del piacere e del potere (che poi anche questi in forma semplice e contraddittoria) e relegano a concetti di sentimenti così elevati come amore e solidarietà ruoli di possesso (la coppia), di dovere (la famiglia) e pretesti per lucrare (la società). Ma nonostante la scoraggiante constatazione non si deve rinunciare ad un ipotesi (probabilmente più fantasticheria) di una società coesa in forma di rispetto e stima reciproci in un agire coordinato finalizzato al raggiungimento di obiettivi di benessere collettivi (ovviamente non a livello effimero, ma di sopravvivenza e crescita spirituale).
Offrire il proprio amore in un contesto così prevalentemente egoistico risulta non soltanto impegnativo, ma controproducente e di forma risibile. Ma nel proprio cuore l'atto d'amore esige il superamento dei limiti che dovrebbe essere lieve e dona interiormente un appagamento spirituale che non ha confronto con i frivoli e insignificanti piacere materiali.
Non si deve rinunciare ad Amare perché rende ridicoli o non produrrà alcun frutto. L'Amore è disinteressato e non può che stupire udire frasi del tipo “dopo tutto quello che ho fatto per lui”: così come per altri valori che assumono un ruolo di ideale, si pone in una condizione opposta al modo più comodo di vivere, al modus operandi che permette di trarre il maggior profitto dal prossimo, chi esso sia.
In definitiva, è un bene portare avanti un principio di amore autentico e proporre un abito di solidarietà, finalizzato però non al conseguimento di un vantaggio materiale come oggetto di scambio, ma per l'ideale stesso e il benessere spirituale e nella visione che un piccolo gesto può spingerne avanti un altro e poi un altro ancora. E così facendo chissà che non si realizzi davvero una società più autentica, più amorevole, più solidale.

Il concetto del porgere l'altra guancia, oltre a colludere con colui che infligge lo schiaffo, non produce l'effetto voluto di una comunità migliore, ma è pur vero che talvolta, finché possibile, offrire la propria compassione e rispondere con amore comprensivo può realizzare esiti del tutto inaspettati, in quanto, sebbene l'uomo è un gran bastardo per natura, le lacerazioni inferte dal vissuto rendono le fragili persone smaniose di proteggersi infliggendo per primi il colpo che attendono si abbatta su di essi, ma se invece l'antagonista si dimostra inoffensivo e amichevole, questo li lascia disarmati e sorpresi, offrendo uno spiraglio per delle trattative non ostili. Ma nella maggior parte dei casi dimostrarsi compassionevoli rappresenta il designarsi come un'allettante preda per gli insensibili e recidivi sfruttatori, come già detto in altre argomentazioni. Quindi meglio muoversi con oculatezza e se si comprende di non essere molto abili nella valutazione, adoperare delle contromisure di sicurezza. Ma ciò non deve portare ad un inasprimento dei sentimenti (buoni) o alla loro totale repressione poiché la loro espressione può accogliere invece la possibilità di sviluppi interiori e sociali.

<< >>