nihilest
<< >>

L'osservazione come ragionamento analitico

Le limitazioni che riguardano l'apprendimento di un evento sono imposte da fattori personali che sono definiti da timori autogeni ed esterni. Il più delle volte un evento non viene recepito come osservazione obiettiva, bensì esso assume un valore arbitrario che essendo soggettivo non produce un arricchimento culturale piuttosto una sedimentazione dei concetti già assimilati. Le proprie emozioni spingono ad un giudizio basato su quanto già stabilito dalla mente e i riecheggiamenti delle dottrine sociali facilitano tale procedimento.
Al di la delle influenze di contorno, la superficiale accusa di essere persone che pensano troppo e che si prodigano in inutili elucubrazioni masturbatorie suscita la fobia di mostrarsi riflessivi e conduce all'aggregazione al branco che predilige l'approssimazione percettiva e il vuoto mentale.
Invero, l'osservazione analitica non richiede tempo, è un fattore discriminante che accompagna il percepire, non richiede tempi per concentrarsi e rimurginarci sopra, avviene spontaneamente. In determinati casi, se si necessita di un riscontro della verità approfondito, allora il discorso cambia e l'elaborazione e l'analisi richiederanno senza alcun dubbio un maggiore impegno anche in termini di tempo. Situazione molto simile ai discorsi di intrattenimento sociale nei caffè che in tal caso non sono comunemente considerati perdite di tempo.

L'apprendimento di un evento inevitabilmente produce un commento emotivo, esso è scatenato dalle emozioni più intense che vengono toccate e, aspetto fondamentale, il modo in cui è percepita, ovvero il punto di vista, la soggettività
La posizione dell'osservatore rende la verità plasmabile ed invero coesistono più verità che compongono l'evento obiettivo. Questo fattore è spesso utilizzato per manipolazioni di giudizio, facendo uso di una notizia, obiettivamente autentica, ma esposta secondo un deliberato punto di vista, così come, ricordiamoci, la storia è scritta dai vincitori. Più la percezione dell'evento è circoscritta e ridotta, ignorando ad esempio le motivazioni, altrettanto scorretta sarà la conclusione del giudizio. Il filo di una lama che lacera la carne non determina che si tratti di un assassinio, potrebbe trattarsi di una operazione chirurgica finalizzata alla guarigione.
Un fatto si compone di svariate combinazioni e si mostra con poliedriche forme. L'osservatore analitico non sarà certo immune dalle emozione che esso susciterà nel proprio animo, ma saprà riconoscerle come tali e ricondurle alla giusta collocazione e nell'apprendimento dell'evento valuterà le variabili circostanziali e soggettive.

Porsi l'obiettivo di una comprensione più vera degli accadimenti, probabilmente non gioverà al profitto e nemmeno alla stima attribuita dal prossimo (a meno di non farne uso per manipolazioni a proprio vantaggio, cosa che accade, eccome!), ma favorirà il proprio accrescimento personale, psichico e spirituale. Il pensiero viaggia molto velocemente, ma il procedimento che esso esegue talvolta deve essere indirizzato e tale impostazione, se non avviene naturalmente, richiede invero un certo addestramento. E' necessario costituire una disciplina mentale che possa garantire una elaborazione libera e più aperta dell'apprendimento degli eventi circostanti.
Ridurre, riconoscere e ricollocare le emotività che possono distrarre o alterare il giudizio.
Considerare i fattori sinergici che determinano il fatto.
Spostare il punto di vista da soggettivo agli oggetti che compartecipano all'evento.
Valutare la propria posizione rispetto a quanto accade.

Il ventaglio delle conseguenze di associazioni mentali interagenti con un accaduto è vasto e umanamente conclude in un giudizio. Il giudizio è qui considerato, non con valenza di condanna o di stima, ma come epilogo quanto più neutrale dell'analisi. Il che non esclude il riconoscimento dell'effetto che esercita su se stessi.
Un semplicissimo esempio di quanto possa accadere come prima reazione mentale all'apprendimento di un banalissimo evento: il cane con il muso tra i rifiuti. “che bel cagnolino” “odio i cani” “povero cagnolino affamato” “sto cane bighellona curiosando tra i rifiuti” “ma è un randagio o è sfuggito al padrone?” “troppi cani in giro” “che città sporca!” “sarà aggressivo?” “giusto di qua dovevo passare” “se avessero raccolto i rifiuti prima, adesso non sarebbe qua” “come è finito qua?” “fa sicuramente parte di un branco” “è solo come..un cane” e via dicendo.

Un qualsiasi banale evento appreso, sia che desti l'attenzione ma anche inconsciamente, produce quindi una reazione emotiva che conclude poi in un giudizio, la rilevanza che esso può avere dipende da quanto incide sulla reazione al fatto stesso ovvero quanto quest'ultimo ha peso sull'esistenza e sulle circostanze. Il giudizio non deve condurre all'accusa o all'emarginazione bensì alla comprensione.

Una precisazione, onde evitare qualsivoglia fraintendimento, qui si sta parlando di procedimento mentale sull'osservazione quotidiana ed esistenziale e non certamente di questioni giuridiche ovvero di tutela dei diritti umani ove il giudizio deve porsi come decisione ben stabile e definita con relativi provvedimenti, inoltre, sebbene il metodo mentale da utilizzare sia sempre lo stesso, vale a dire a mezzo dell'obiettività, essendo finalizzato alla giustizia ed equità in un contesto sociale, richiede un più articolato e complesso procedimento analitico delle cause incriminanti e attenuanti e la conclusione in un giudizio esecutivo che fa riferimento ad un ordine convenuto socialmente e che, pertanto, costituisce quindi tutt'altro discorso.

<< >>