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La miserevole condizione umana

Quanto segue è sicuramente il modo più inconsueto di vedere la vita, di certo il meno proponibile, il meno accettato e senza alcun dubbio il più ignorato. Ma per quanto pochi, alcuni individui riescono a percepire con obiettività il reale in quanto tale, senza alterarlo mentalmente e piuttosto che scegliere di vivere ad occhi chiusi, ovvero nel diniego, optano per riconoscere ciò che è per come è, pertanto argomentare sugli aspetti del reale non rappresenta un problema interiore, al contrario stimola quella indagine naturale che rivela anche osservazioni e verità scomode. Ed invero accanto alla comprensione del reale anche la manipolazione socio-culturale di esso diviene manifesto.

In una simile condizione di analisi obiettiva non sfugge bensì si evidenzia, osservando la comunità, quanto sia misera la condizione umana se è necessario il continuo conforto degli standard frasari del tipo: "poteva andare peggio", "non sono queste le cose gravi", "c'è chi sta peggio", "fortunato nella sfortuna". Sia che esse vengano enunciate per consolazione, per incoraggiamento o semplicemente rappresentano un modo per togliersi di dosso la vittima di un triste fatto, che assume forme tediose, non fanno altro che sottolineare quanto la vita sia realisticamente ben poco piacevole e dunque si può soltanto contrapporre concettualmente un peggio a quanto si verifica, poiché il bene, ovvero il meglio è qualcosa di estraneo all'umanità o che, ad ogni modo, è improbabile a realizzarsi.

L'aspetto più ironico della faccenda è che l'utilizzo di tale metodologia relazionale è prevalentemente eletta come una forma di positività emotiva e profonda solarità interiore che quindi, il pronunciarle rende il soggetto che ne sfoggia la dimestichezza d'uso, oltre che un gran saggio, un sostenitore dell'ottimismo. Pertanto l'ottimismo si ridurrebbe semplicemente ad inneggiare con ammirato elogio alla possibilità di un male superiore, che non è in atto o che si becchino altri.

Invero il significato di tali frasi di prassi di consueto dialogo comune, al contrario di quanto si vuole ritenere socialmente, è così talmente di stampo pessimista, nella visione globale dell'esistenza, che l'effetto da esse prodotto è devastante. Devastante per l'individuo, per la sua crescita, devastante per le società. Favorisce l'accidia individuale, il cinismo diffuso, la rassegnazione alle varie forme di tirannia, lo sfruttamento dei più deboli e non di meno un velato compiacimento della sofferenza altrui.

Dunque è la certezza del male superiore a garantire l'accettazione che sarebbe viceversa improbabile se si considerassero i fatti senza quei riferimenti che individuano una posizione di male minore e che quindi merita un salto di gioia dimentico della sofferenza di chi usufruisce di questo termine di paragone necessario per una visione ottimistica, quando in verità se la propria sorte è riconosciuta come brutta, la considerazione dell'esistenza di una peggiore dovrebbe scoraggiare e intristire o quanto meno far comprendere o ricordare quanto sia poco felice la condizione umana.

La concretezza di un peggio progressivo e la ricorrente menzione ad essa con il suo significato implicito dimostrano quanto sia infelice l'esistenza e quanto essa comporti delusione e sofferenza.

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