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L'irrilevanza del vero nel contesto sociale

Il vero, inteso come svolgimento dei fatti accidentali, assume sovente, nell'odierna cultura sociale comune, una forma irrilevante di ruolo secondario.
Nei confronti di accadimenti reali o quanto meno quelli che suscitano sgradite emozioni, si può assistere ad un impegno considerevole e tenace che viene esercitato in opposizione alla semplice considerazione di accettare il vero in quanto tale o ancora meglio di ricercare eventuali soluzioni, laddove possibili ovviamente.
Appare più portante l'atteggiamento comportamentale piuttosto che le condizioni reali di contorno. Chi denuncia o esprime dei fatti spiacevoli o delle storture è designato quasi come un malato che non sa accettare la verità o peggio ancora che da peso alla realtà. La prassi comune vuole che si mantenga un atteggiamento considerato "solare" o "positivo" e non si cada in atteggiamenti polemici classificati come tediosi e nocivi. L'obiettivo è negare o accettare senza parlarne troppo o, preferito, non parlarne affatto. Una forma di indolenza critica mentale che investe i più della società assumendo come principio che le cose stanno come stanno e discernere su ciò non serve a nulla ed è quindi preferito di gran lunga rivolgere i propri pensieri a faccende più effimere ma più gradevoli. L'atteggiamento richiesto dal collettivo al singolo individuo è lasciare che tutto mantenga il proprio status, senza avanzare digressioni che possano portare ad un appesantimento della condotta di vita.

Il vero va negato, i dispiaceri insabbiati e perfino gli svantaggi fisici divengono secondari. Tale procedimento è consolidato ed in armonia con la speculazione di determinati settori. Si affermano quindi superficiali forme edonistiche che mirano alla distensione mentale e all'evasione dall'osservazione critica. Il come interfacciarsi con i fatti reali sgradevoli è divenuto un fatto terapeutico, si diffondono farmaci di efficacia sintomatica e dilaga su tutto un contesto ambientale socio-politico l'uniformità in un coordinato diniego contrapposto all'ammissione degli eventi in quanto tali, poichè essa potrebbe determinare la necessità di intraprendere un'azione volta al miglioramento, richiedendo analisi e impegno non visti di buon occhio. Chi si oppone al disegno comune evidenziando il reale, fatto che ferisce l'equilibrio diffuso, viene additato come visionario incapace di adattarsi, un polemico brontolone e senz'altro un elemento da sottoporre a cure terapeutiche idonee alla conformità

Ed invero tale tacito accordo dilagante non presenta una cura affidabile allo sgradevole, consente piuttosto un atteggiamento esteriore, talvolta una maschera di un crollo psicologico ben avanzato che potrebbe poi sfociare in atti considerati incomprensibili. Ma è più importante che non si creino incrinature in questo confortante sistema basato sull'immaginario, cosa che invece può procurare la manifestazione di un atteggiamento più critico, seppure sostenuto da un forte equilibrio interiore. Ma spesso accade che la sollecitazione esercitata dall'intolleranza estesa spinga delle opinioni analitiche differenti dall'ammissibile comune ad assumere forme giudicate come isteriche o paranoiche, offrendo così l'opportunità di mal giudicare il soggetto che le esterna, visto come pazzoide affetto da varie sindromi e quindi consolidare l'affermazione del generale procedimento di posa.

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