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Il principio di negatività

L'animato agitarsi di fedeli o seguaci nel volgersi ad entità superiori, quelle del tipo antropomorfe in prevalenza, concerne sempre una invocazione di aiuto, di speranza, di cura. E' la richiesta di un miracolo che risolva qualsiasi problematica, oltre quella trascurabile di un vago e sfocato chiarimento alla causa prima dell'esistenza, cosa invero improbabile dal momento che tali entità altro non sono che mere proiezioni della limitatezza umana.
Questa naturale propensione umana costituisce una probante conferma dell'infausto destino che impone la triste realtà. L'uomo può ben poco contro le avversità che la sorte produce costantemente. La condizione reale del tutto nel perenne moto del divenire è una tendenza perpetua al male.

Il male, giudicato tale da un punto di vista umano, è la costante stabile nella progressione delle vicende dell'esistenza. Naturalmente ogni elemento costituente il tutto tende al deperimento e alla trasformazione. Il processo continuo del passaggio dalla vita alla morte e viceversa. Senza contare la legge della sopravvivenza che obbliga le specie al conflitto tra esse ma anche tra i loro stessi componenti (spiccatissimo in quella umana) ove vige la legge del più forte o del più furbo e il bene di uno richiede il male dell'altro.

Gli eventi che quotidianamente si susseguono hanno una direzione negativa. La natura tende al caos e sebbene molti aspetti possano far credere il contrario, non c'è posto per un ordine che garantisca la presenza del bene, al contrario disordine e devastazione alimentano il processo dell'esistenza e la casualità di eventi negativi è indiscutibilmente più probabile di quelli positivi.
Non è mai richiesto un grande sforzo per produrre effetti negativi, in quanto appunto intrinsechi, viceversa gli eventi positivi sono scarsi in natura e ad ogni modo temporanei e per lo più devono essere provocati artificiosamente da un grande e laborioso impegno, poiché appunto contro natura.

Il susseguirsi degli eventi mantiene un fondo stabile e coerente che è quello della negatività; non è mai percepibile un reale fattore positivo a meno di considerare delle effimere illusioni che costituiscono il fascino della vita. Ma queste non forniscono altro che l'opportunità di un ancora più profondo tormento che, anche se spesso tenuto a bada in un angolino della mente, confuta quei frammenti di positività che sono alla sua stessa origine.

Logicamente l'interpretazione di quanto è decifrato come negativo non è un fattore obiettivo dell'esistenza bensì rappresenta il mero punto di vista umano, che poi è proprio quello che interessa... agli umani.

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