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Le religioni

Argomento delicato. Molto delicato. Innanzitutto perché troppo facilmente è soggetto a profondi malintesi ed interpretazioni errate ma ancora più per la sensibilità psicotica dei fedeli che non accettano di buon grado che siano messi in dubbio punti consolidati della propria sicurezza psichica.

Ma chi osserva con spirito obiettivo e bramoso di comprensione, scorge in primo luogo che il divino e la religione, ovvero il culto assegnatogli, sono già differenti concetti che in verità non sono assolutamente interdipendenti per logica. Ciò in cui credere è molto difficile da essere individuato e di conseguenza fare riferimento ad un pacchetto già preparato risolve molte problematiche. Questo pacchetto preimpostato e risolutivo è rappresentato dalle religioni.

Ad un qualsiasi osservatore con intento analitico non sfugge che le religioni non hanno nulla a che fare con entità superiori quali che essi siano, ma sono dottrine costituite da una raccolta di concetti mai comprovati e regole che vengono annoverati come dogma caldeggiato da uomini che, ispirati sinceramente o meno, promulgano tali umane scritture investendole di un valore sacro e quindi da rispettare come verità assolute. E il contraddire le parole dettate quindi da una umana volontà assumono forme di bestemmia e blasfemia nei confronti dell'entità superiore, cui con irrispettosa arroganza hanno attribuito la fonte.

Le religioni indirizzano il credo e quindi forgiano la personalità individuale, ma questa il più delle volte non è nemmeno coerente con le proprie scelte di fede e così indossa il culto cui affiliato come una forma esteriore di tipo ipocrita. Per mere questioni di scaramanzia o di uniformità al contesto sociale, non si discute quasi mai apertamente se alcuni concetti dei dogmi imposti siano esatti, piuttosto ci si adagia ad un senso di colpa perdonabile che non infastidisce più di tanto e permette la violazione delle stesse regole di quanto ritenuto il credo disponga. Ma in tutto questo permane la “fratellanza” tra i seguaci di una stessa religione, forma falsa e non solidale che però è coesa nell'opporsi a chi si rivolge a differenti dottrine di stile sacro.
La propria religione è quella giusta, le altre sono nell'errore e i loro accoliti sono anche perseguibili o quantomeno da convertire. Ma la faccenda si mostra ancora più ironica quando la tolleranza tra le religioni vige con tanta condivisione. E' inverosimile che la fede in un credo possa nel contempo accettare l'idea che anche una differente sia altrettanto corretta: è una ammissione in se della propria costituzione fallace e di una credibilità in atto vacillante, ritrattando gli stessi fondamenti che la determinano.
La semplice opinione di una divinità che è sempre la stessa ma a cui viene attribuito un nome differente, conferma l'arbitrarietà concettuale e l'estraneità al divino che costituirebbe un sigillo che garantisce l'indiscutibilità e il valore delle direttive indicate. Il seguace di una religione, offre la propria fede alla parola di uomini, scelta che sicuramente un dio non apprezzerebbe molto.

Le religioni svolgono una funzione rilevante sia ad un livello individuale che a quello sociale. Rispondono alla necessita di una fede che offra all'individuo un modo per comprendere il senso di se stesso, delle proprie limitazioni e delle proprie miserie, per sostenere la sofferenza e perché esse offrono speranza.
Adempiono altresì ad una funzione sociale poiché gli individui sono più uniti in una società dove il credo mitiga la perplessità e stabilisce un codice etico da rispettare, accomuna indigenza ed opulenza con un fraterno abbraccio e regola le abitudini.

E' evidente quindi quanto la religione sia una forma incoerente generata dalla mente umana, fallace e incauta, quando non maligna, al fine di un buon vivere ed una buona compartecipazione sociale. E tale aspetto da un punto di vista pragmatico sarebbe auspicabile ed apprezzabile, nella sua forma genuina più solidale ed educativa, ma come accade per la politica essa è sempre strumentalizzata dai più furbi senza scrupoli, i quali servendosene ottimizzano la propria supremazia se già in auge o rafforzano la propria scalata al potere. Il controllo delle masse, l'organizzazione di un gruppo di contrari al sistema o di avversa fazione ed in generale la persuasione realizzata con subdola manipolazione richiedono strumenti come il credo. Il credo ha però riferimenti temporali e circostanziali, pertanto si volgerà a forme diverse e soprattutto otterrà risultati differenti, ovvero: una società primitiva meno progredita può credere in un dio di fattezze sfacciatamente antropomorfe che richiede sacrifici umani e per il quale è buona cosa morire, mentre in una società con un forte progresso tecnologico, divenuta profondamente positivista ed edonista le funzioni del credo vengono svolte dal consumismo materialista.

Spazio per una precisazione probabilmente superflua: ovviamente in queste argomentazioni si sono tralasciate religioni arcaiche che richiedono riti efferati volte all'adorazione di divinità feroci e crudeli che sono ormai, almeno ufficialmente, abbandonate. Le religioni attuali del mondo cosiddetto “civilizzato” si basano sul principio di amore, sebbene estremisti possano storpiarle. Il discorso qui affrontato fa riferimento appunto alle forme più affinate ed evolute, che per quanto possano presentare aspetti opinabili, non sono certamente da ripudiare quanto tali mistificazioni prodotte dalla proiezione della malvagità della mancata evoluzione umana.

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